AI nel recruiting: il recruiter diventerà superfluo?

L’Intelligenza Artificiale (AI) sta diventando sempre più sofisticata e in grado di alleggerire notevolmente il carico di lavoro umano, anche nel campo del recruiting. Ma questa evoluzione è davvero un’opportunità… o piuttosto una minaccia? Se l’AI può fare così tanto, c’è ancora bisogno della figura del recruiter? In questo articolo analizziamo i vantaggi dell’AI recruiting e dell’uso dell’AI nelle risorse umane, ma anche le aree in cui il ruolo umano resta fondamentale. In più, riportiamo alcuni dati interessanti sull’attuale utilizzo dell’AI nella selezione del personale.

L’esperto Kevin Wheeler ne è certo: l’AI sostituirà molti recruiter

In un’intervista rilasciata a Monster nel 2024 ha affermato: “Dove prima servivano dieci recruiter, oggi ne bastano cinque o anche meno.” Il suo consiglio è chiaro: “I recruiter devono accettare che l’AI possa fare alcune cose meglio di loro. Ma pochi lo fanno. I recruiter non sono mai stati bravi ad abbracciare la tecnologia – nemmeno strumenti semplici come l’ATS.” E avverte: “Chi continuerà a ignorare l’AI, verrà a sua volta ignorato.”

Solo un recruiter su sei in Italia vuole usare di più l’AI

Le parole di Wheeler trovano riscontro nei risultati della ricerca globale Future of Work, condotta da Monster. Alla domanda su come i recruiter italiani intendano modificare le proprie strategie entro il 2025, solo il 17% ha dichiarato di voler adottare maggiormente l’AI o altre tecnologie. Un dato simile anche negli altri Paesi, fatta eccezione per Regno Unito (27%) e Stati Uniti (31%), che mostrano percentuali leggermente superiori.

Forse molti recruiter italiani utilizzano già pienamente l’AI nel recruiting? I dati sembrano smentirlo. Il 30% afferma infatti di trovare difficile tenere il passo con lo sviluppo dell’AI e delle tecnologie HR, confermando le osservazioni di Wheeler.

Se sei ancora indeciso sull’utilità dell’AI nella selezione del personale, ecco alcuni esempi pratici del suo impiego.

5 modi concreti in cui l’AI può supportare il recruiter

1 – Supporto alla strategia di recruiting

L’AI è in grado di monitorare il turnover interno e prevedere dove e quando ci sarà bisogno di nuove risorse, anche a lungo termine. Questo consente di pianificare per tempo iniziative di formazione o nuove assunzioni. Inoltre, può semplificare la fase di ricerca individuando più velocemente i candidati con le competenze richieste.

2 – Scrittura delle job decription

Strumenti come ChatGPT o Claude possono generare annunci di lavoro in linea con il tone of voice dell’azienda, alleggerendo notevolmente il lavoro redazionale del recruiter. L’epoca delle descrizioni standard e impersonali è ormai superata.

3 – Screening dei CV

L’AI può analizzare automaticamente CV e candidature, segnalando solo i profili più pertinenti. Basta fornire i requisiti del ruolo e l’AI individua i candidati migliori. Un vantaggio in termini di tempo… e di imparzialità: se ben addestrata, l’AI si concentra solo sulle competenze, non su età, genere o provenienza. Questi sono chiari esempi di automazione HR che aiutano a rendere il processo di selezione più efficiente, equo e mirato.

4 – Comunicazione con i candidati

I chatbot possono rispondere in tempo reale alle domande più frequenti, migliorando l’esperienza dei candidati e la reputazione del datore di lavoro. Inoltre, l’AI può aiutare nella scrittura di e-mail personalizzate, anche per chi non supera la selezione, aumentando l’empatia del processo.

5 – Preparazione al colloquio

Una volta fissato un colloquio – attività che può anch’essa essere automatizzata – l’AI può aiutare a formulare domande su misura per ogni candidato, anche sulla base del suo CV. Un modo per rendere l’intervista più mirata ed efficace.

Quanto è usata oggi l’AI nel recruiting in Italia?

Nel Future of Work survey, i recruiter italiani hanno dichiarato di utilizzare l’AI soprattutto per:

  • Identificare più velocemente i candidati con le giuste competenze (36%)
  • Scrivere annunci di lavoro più efficaci (26%)
  • Prevedere il successo futuro dei candidati (21%)
  • Migliorare l’engagement tramite chatbot (22%)

Perché il recruiter non può essere sostituito

Nonostante l’AI sia un valido alleato, il recruiter resta fondamentale per:

  • Verificare l’accuratezza dei risultati generati dall’AI
  • Definire i requisiti di una posizione in base alle richieste dei manager
  • Valutare la compatibilità culturale tra candidato e azienda
  • Intuire il potenziale nascosto in candidati “non in target”, ma promettenti
  • Offrire un approccio umano e personalizzato nel processo di selezione

Più tempo per l’aspetto umano del recruiting

L’adozione dell’AI permette ai recruiter di dedicarsi di più alle relazioni umane, l’aspetto spesso più appagante del lavoro. Redigere annunci o inviare e-mail di rifiuto non è certo la parte preferita… mentre coltivare il network o dialogare con candidati passivi può davvero fare la differenza.

Infatti, il 29% dei recruiter italiani ha dichiarato: “L’AI mi ha permesso di dedicare più tempo alla componente umana del recruiting.”

Conclusione: l’AI come alleata, non come rivale

L’AI è una risorsa preziosa che può rendere il lavoro del recruiter più efficiente e strategico. Non sostituirà tutti i recruiter, ma potrebbe rendere superflui quelli che non la adotteranno. Meglio dunque vedere l’AI come un assistente smart, così da potersi concentrare su ciò che rende unico questo lavoro: il fattore umano.